“SPIRITO” NATALIZIO – E NON E’ LO SPIRITO SANTO

Quando pensavo che essere astemi fosse un’allergia.

Partiamo con un aneddoto.
Ultimo anno di Università; triennale. Al tempo, quattro anni or sono, studiavo a Pisa; Scienze della Comunicazione. Era una bella giornata, quindi la pausa pranzo con le pizzette del panificio e il sole in fronte nella piazzetta vicino a via Santa Maria era praticamente d’obbligo.
Stavamo amabilmente intrattenendoci l’un l’altro quando una ragazza, tra i discorsi confusi di leggendarie serate alcoliche, esclama: «Io sono astemia».
«Oh! Quanto mi dispiace», esordisco. Così, di impeto. Lei mi guarda un po’ interdetta. «In che senso ti dispiace», mi chiede. «Be’, mi dispiace che bere ti dia fastidio. È proprio una brutta intolleranza».

Inciampiamo in un silenzio di circa un minuto. Lei mi osserva per ponderare la mia affermazione e sono sicura abbia tanto sperato stessi scherzando; ma vedendo la mia faccia seria si mette a ridere: «Non è un’allergia, ho deciso di non bere».

Ah. Ora, scusatemi… a parte le discutibile figura di, potevo mai io immaginare che qualcuno DELIBERATAMENTE, CONSAPEVOLMENTE avesse deciso di non lasciarsi sopraffare, di non usufruire della meravigliosa alterazione concessa dal nettare degli dèi? Come potevo saperlo? Come potevo anche solo pensarlo? C O M E. Be’, quel giorno ho scoperto che esistono persone che non bevono. Non per allergia, ma per scelta. Un fatto questo per me inconcepibile, una decisione che la mia mente non riesce a comprendere.
Bere è la mia parola d’ordine. Solo per questo mi hanno accettata in questo giornale, non per altre superbe capacità. E adesso veniamo a noi.

Per rimanere nel limite dell’accettabile e mantenere nascosta la propria “dipendenza” non c’è niente di meglio della scusa delle festività, magari preparando qualcosa a base alcolica da offrire durante il lunghissimo pranzo di Natale. Sotto le feste quel goccio in più è concesso e nessuno si preoccuperà più del dovuto, un po’ come nei weekend: la preoccupazione nasce solo se lo allungate fino al lunedì. Quindi evviva lo spirito natalizio, che soprattutto quest’anno farà allentare quell’amarezza e quella sofferenza sperimentate negli ultimi mesi, nella speranza di poterlo condividere con quelli a cui vogliamo tanto bene.
Comunque sarà vissuto il giorno di Natale, vi lascio una ricetta facile che risale al tempo dei romani, che di vino e di dèi se ne intendevano, da poter realizzare in comodità nelle vostre cucine, anche per un brindisi a distanza o virtuale, o meglio ancora di persona (stando attenti che i bicchieri non si tocchino, ovviamente).

INGREDIENTI PER IL VIN BRULÉ FATTO IN CASA

  • Spirito natalizio (ovvero vino rosso) 1 litro
  • 150 g di zucchero
  • 1 arancia
  • 1 limone
  • 2 bastoncini di cannella 
  • 1 anice stellato
  • 8 chiodi di garofano
  • Mezza noce moscata grattugiata
  • 1 mela piccola

Apri il cassetto. Prendi il cavatappi. Apri la bottiglia come ti viene, non siamo in un ristorante stellato. Prendi un bicchiere. Bevi. Apri anche la seconda bottiglia. Versati il secondo bicchiere – tutti i più grandi chef assaggiano. Il resto però lascialo per il vin brulé. (Per chi ormai ha preso la bottiglia ed è sparito, va bene così. Ti capisco.)
Lava arancia e limone e tagliane la scorza escludendo la parte bianca, che renderebbe il tutto amarognolo. Lava anche la mela e poi tagliala in sottili rondelle. Prendi una pentola e come primo ingrediente aggiungi lo zucchero, poi la cannella, i chiodi di garofano, la mela, le scorze. La noce moscate e infine il vino che non ti sei bevuto. Accendi il fuoco e porta a ebollizione per 5 minuti finché lo zucchero non sarà sciolto. Lascia poi riposare per 1 o 2 minuti.

Le dosi devono essere moltiplicate per quanti litri pensi saranno in grado di reggere i parenti, o almeno per il minimo indispensabile a evitare le domande imbarazzanti o a far partire le divertenti storie di famiglia. Un brindisi a tutti voi; e Buon Natale!

Leggere attentamente il foglio illustrativo: la ricetta garantisce un 90% di sobrietà dimenticata dopo 5 bicchieri e un certo grado di felicità. NON agitare bene prima dell’uso. Se ne consiglia l’utilizzo almeno cinque volte per pasto, il doppio durante il pranzo di Natale. Prima dell’utilizzo mangiare qualcosa, ma vista la ricorrenza non si prevedono effetti collaterali di grandi dimensioni. Tenere la ricetta fuori dalla portata degli astemi.

Cristiana Ceccarelli

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