AGOSTO, IL MIO DEMONE PREFERITO

Scacciando per una volta quel pensiero pronto all’uso che ci proietta il mese di Agosto con fotogrammi di spensieratezza, divertimento e sorrisi, è doveroso segnalare – per necessità di completezza della rappresentazione e credibilità – come, per noi mediterranei, Agosto sia un mese molto più difficile e spietato di come ci si limita a ritrarlo e a pensarlo. 

Quasi sinonimo di un eterno sole perpendicolare all’asse terreno, Agosto invade tutte le zone d’ombra, gli angoli, le nicchie in cui lo sporco solitamente si nasconde, e ora, invece, si rivela. Agosto mette tutto sotto una lente d’ingrandimento, dilatando e distorcendo vertiginosamente lo spazio e il tempo. Distanze irraggiungibili e attimi ritmati dal frinire delle cicale, scandiscono le intenzioni quotidiane, che soffocano ancor prima di diventare azioni. 

Chi non si limita ad essere terreno di passeggio per mosche e cibo per zanzare, dal caldo vibrante viene sputato fuori in strada. Una strada, che somiglia sempre più ad un’illusione ottica. Anche gli occhi, ridotti a fessure, tentano di opporsi a tanta violenza. Il sole picchia in testa, nessuna ombra del proprio corpo a proiettare un orario che non sembri un perenne mezzogiorno. I pensieri prendono fuoco, nessun lenitivo per la mente, nessun sollievo per l’anima bollente. D’Agosto si ama la sera. Si contano i superstiti, i non pervenuti e le croci sui giorni del calendario, a ricordo della teoria del tempo. Si rinnovano le speranze e le volontà evaporate al mattino precedente. 

Non stupirebbe che chi legge, a questo punto, possa essere stato pervaso dalla sensazione di una fastidiosa esagerazione della rappresentazione. Di fatto, Agosto è una tartassante esagerazione. Agosto è l’alterazione del reale e del percepito,  l’estremizzazione del tutto. È un mese che tutto stabilisce: un determinismo climatico-antropologico che non lascia possibilità di redenzione da tale condizione, finché stagione più accomodante e mansueta non giungerà a dare nuova copertura alla crudeltà che in Agosto non ha velo. Niente di ciò che accade in Agosto è ragionevole, d’altronde come potrebbe esserlo in un mese che esplode allo stato secco? Come potrebbe esserlo in un mese allucinato e allucinante? 

Agosto è un noir ambientato sotto un sole candeggiante. Tutto sbiadisce. Anche i muri, madidi di sudore, perdono le loro vernici come sbavi di cosmesi invernale. 

Noemi Althea Feldtkeller

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