LAUREA, MIA AGOGNATA LAUREA

Uno sfogo di bile

Venerdì 26 marzo 2021, in un momento intorno alle 12:30 giunge alle mie orecchie la tanto anelata e tanto magica frase: «Per i poteri conferitimi dal Magnifico Rettore, la dichiaro dottore». Quale gioia, quale giubilo, quali festività, un momento di cambiamento straordinario, direte voi, miei cari lettori.

Vi devo invece contraddire. Non c’è stato nessun sentimento di cambiamento, non ho sentito nessun grande avvenimento o emozione. Sarà forse da imputare al fatto che tutti ti rassicurano che la discussione non è niente di che, che si può stare tranquilli, che una volta finiti gli esami e scritta la tesi non c’è molto che si possa fare o forse è da imputare all’aver fatto tutto via Zoom, in un quarto d’ora, senza grandi convitti di parenti e amici. Accorgermi di questa mancanza di una soluzione di continuità mi ha fatto riflettere molto. È famosissimo il proverbio che dice “il viaggio più lungo inizia con un singolo passo”. Perché nessuno si è mai interrogato su cosa si provi a fare l’ultimo passo? Ve lo spiego io perché. Il motivo è semplice: l’ultimo passo è noiosissimo e non è che una celebrazione del percorso fatto. Si è raggiunto un obiettivo, ci si può riposare. Forse è complice la pandemia, ma il mio ultimo passo è stato così superficiale che farò fatica a ricordarlo. Ricorderò certo le urla di gioia della mia famiglia, il pranzo insieme, le felicitazioni dei miei amici e conoscenti. Lo ricorderò perché è tutto registrato, ma il suo valore non è che esteriore.

Sapete qual è invece il momento che conserverò più a lungo? Il vero insegnamento che ho tratto da questi tre anni più uno e mezzo fuori corso? Sono i momenti difficili, gli esami impossibili, le arrabbiature, le proteste, gli aperitivi tra compagni di corso, gli articoli scritti per la Gallina Ubriaca ®: sono questi i momenti più importanti, che mi hanno insegnato di più e che ricorderò più a lungo. Sono questi gli elementi che cambiano la vita, certamente non il parlare per dieci minuti davanti a tre professori che preferirebbero fare altro (giustamente, quando devono ascoltare e laureare dieci persone in tre ore). 

A tutti i non laureati che stanno leggendo queste righe di bile diluita: laurearsi è importante, ha un significato legale tangibile, è qualcosa da festeggiare, ma non è niente di più che una frase. I momenti che contano davvero li avete già vissuti, le persone che immaginavate di essere lo siete già. Non riponete le vostre speranze di cambiamento in un singolo giorno. Essere laureati non vi renderà persone migliori. Non è l’essere laureati in sé che vi porta a cambiamenti straordinari: sono la fatica, la costanza, l’aver imparato che non tutto va come vorremmo, l’aver imparato a vivere fuori casa per chi ha la fortuna di essere fuori sede. Non contate su questo momento, contate su quello che siete diventati.

Con uno spirito un po’ boomer vi dico: rendete prezioso e conservate ogni momento e ogni insegnamento, buono o cattivo, che questi anni infliggeranno senza pietà su di voi. Io inizierò presto la magistrale, ma non sarà la stessa cosa. La triennale è quel luogo un po’ fantastico, un po’ magico, in cui tutto sembra ancora nuovo. Conserva quella non so che aria di novità, dopo anni di scuole dell’obbligo tutte sempre uguali, noiose e limitate, che rende tutto come un filtro Instagram. 

Detto questo, stappiamo i prosecchini.

Anonimo

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