Bagni sporchi e discriminanti: quando due non sono abbastanza

Nelle ultime settimane il liceo Cassinari di Piacenza ha fatto parlare di sé: infatti proprio quest’anno gli studenti hanno scelto di affiancare alle tradizionali targhette dei bagni il simbolo arcobaleno, per permettere a chiunque di poter accedere ai servizi senza discriminazione.

La direzione scolastica ha approvato pienamente l’iniziativa, dimostrando supporto nelle scelte e nei modi d’essere di tutti gli studenti.

Gran parte degli studenti hanno proposto e accolto con gioia la proposta, più o meno consapevoli della situazione che nel frattempo imperversa in Italia che riguarda moltissime persone che non si sentono nè donne, nè uomini. Stando a uno studio dell’endocrinologo Carlo Foresta dell’Università di Padova condotto su giovani dai 18 ai 21: 1 ragazzo su 40 si sentirebbe transgender o non binary. Si tratta di una stima, poiché tanti ancora preferiscono non esporsi, a causa della situazione sociale in cui vivono, che non consente loro di farlo.

Cifre considerevoli, insomma e del tutto sottostimate dalla popolazione e, aggiungerei maliziosamente, poco considerate dallo Stato.

L’opinione pubblica si divide di fronte alla proposta innovativa. Da una parte l’idea suscita consensi e giudizi positivi, in quanto la scuola si dimostra rispettosa e accogliente nei confronti di tutte le persone, a prescindere dal genere. D’altro canto non mancano i dubbi e le paure che ha scatenato questa iniziativa del tutto nuova. Non mancano nemmeno critiche e negatività da parte di quelli che si aggrappano alle antiche tradizioni secolari del mos maiorum, che non consentono in alcun modo promiscuità nei servizi pubblici. Dall’altra parte ci sono persone che, come me, se ne infischiano delle regole socio-morali ed entrano semplicemente nel bagno con meno coda davanti alla porta. L’importante è che sia pulito. (Spoiler: lo è 1 volta su 40). Quindi, tra quelli che inneggiano all’ideologia gender e quelli a cui fai un torto se la nomini, il dibattito sui gabinetti, a ragione o torto, si allunga.

Sarà davvero, per quanto piccolo, un passo in avanti? O è solo un pretesto per non parlare di drammi e sconvolgimenti che investono l’Italia e non solo? O ancora, è solo una briciola destinata a finire nel dimenticatoio, travolta dal fallimento di più grandi disegni di legge che non vengono approvati?

Qualche giorno fa Palazzo Madama era avvolto da un clima di festa: diversi senatori esultavano e applaudivano per l’affossamento del DDL Zan. Una legge per estendere dei diritti. Una legge che si propone di offrire maggiore protezione a tutti.

Ora, mettendo da parte le ideologie, stiamo davvero ancora discutendo se sia giusto utilizzare dei bagni neutri? Se questo può evitare disagi e discriminazione veri, di persone che soffrono veramente, per il semplice fatto di essere quello che sono, chi sono io, chi siamo noi per non acconsentire? Magari questo può essere solo una piccola goccia in un grande mare, ma, per mia opinione, se è possibile evitare il mainagioia per qualcuno, non sarebbe poi tanto male.

Magari questo è solo uno sfogo di una piccola ally frustrata, o magari è un pensiero condiviso da molti, io in ogni caso invito a rivolgere un pensiero, una riflessione, indipendentemente dal proprio orientamento politico o dalle proprie idee. Un minuto per pensare e domandarsi sinceramente cosa ne pensate.

Magari non è niente, però, forse da tanti pensieri astratti nasce qualcosa di bello e concreto per tutti.

Nel frattempo cominciamo a lasciare i bagni puliti, rispettando il buonsenso comune di secoli e secoli fa.

Irene Tonet

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