Soldi blu e soldi rosa

Alla nostra società piace categorizzare. Da Aristotele fino a Kant, abbiamo avuto questa passione per mettere cose diverse in luoghi – mentali o fisici – diversi, con nomi diversi, per scopi diversi. La cosa non ci dovrebbe sorprendere: la forma mentis dell’uomo è quella del linguaggio e questo non è nient’altro che la prassi di etichettare il mondo attorno a noi. 

Nella nostra società, poi, c’è una differenza che si potrebbe definire “La differenza di tutte le differenze”: maschi e femmine. Dunque, lingua e costumi si sono adoperati non solo per dividere ben bene uomini da donne, ma anche per evidenziare queste differenze. Ed eccoci qui a dover smantellare questo castello di cemento. Esplorando le rovine della fortezza si trovano le vestigia, che ancora resistono, delle differenze di genere e di tante si capiscono facilmente le ragioni – sbagliate – per cui sono state erette in prima battuta: il pay gap esiste perché in una società patriarcale è naturale dare più valore al lavoro di un uomo; trucco, smalto e gonne sono da donna perché l’aspetto dei due generi doveva essere ben diverso; rasoi rosa per le donne e rasoi blu per gli uomini, perché le strategie di marketing dicono che si vende meglio così. Tutto sbagliato, da eradicare al più presto, ma le motivazioni sono chiare.

E poi c’è il portafoglio. Non solo il portafoglio è un oggetto altamente differenziato tra uomini e donne, ma nessuno ne parla. In effetti, la domanda sorge spontanea: è un oggetto che per lo più sta nascosto in borsa o in tasca e che non ha differenze d’uso legate al genere del possessore, eppure se vai a comprarne uno troverai modelli da donna e modelli da uomo.

Dilaniata dal mio interrogativo mi sono rivolta al web, ma niente: se qualcuno si è posto la domanda prima di me, non ha voluto pubblicarla. Persino le storie del portafoglio non si soffermano più di tanto sul motivo di questa differenziazione. Tuttavia, qualcosa si può capire.

Diciamo che da sempre l’umanità ha avuto bisogno di qualcosa – una borsa, un sacchetto, uno zaino – per trasportare i soldi o le cose di valore. Nel Trecento erano dei sacchettini legati alla cintola e trasportavano monete, dato che la banconota non era ancora stata importata. Questa si diffonde nel Settecento e, quindi, i portafogli cominciano a prendere una forma più simile alla nostra. Anzi, una forma da portafogli da donna. Finalmente, però, arriviamo alla metà dell’Ottocento, il vero e proprio momento di gloria del portafoglio: agli uomini delle classi medie piaceva far vedere di essere ricchi e quale modo migliore di mostrare un portafogli gonfio di banconote? In un periodo, tra l’altro, in cui le tasche erano considerate da donna – come cambia il mondo! – e quindi venivano ancora una volta portati al livello della cintura. 

Nel Novecento, poi, sempre più persone cominciarono ad avere bisogno di un portafogli, e con loro le donne. Le mie ricerche dicono soltanto che nella metà del secolo divenne molto popolare il tipico modello bifold e poi il trifold, come contenitore di carte di credito. Inoltre, mentre per gli uomini il portafoglio doveva essere più robusto e durevole, per le donne doveva essere elegante e alla moda, anche per abbinarsi agli outfit in qualità di accessorio. A questo possiamo aggiungere, con un po’ di buon senso, che gli uomini hanno bisogno di un portafoglio che possa stare nelle loro tasche, mentre le donne possono anche comprare modelli più ingombranti, dato che finirà in borsa.

Ora siamo nel Ventunesimo secolo e il tempo degli outfit con portafogli abbinato sono finiti. È ora di una rivoluzione: tasche più grandi per le donne dove poter mettere telefono, chiavi e portafoglio. In alternativa, portafogli abbastanza grandi per fungere da borsettina salvavita. Viaggiare leggeri non è forse un diritto universale?

Aurora Togni

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