Dov’è il mio Cutie mark?

Chi, come me, si ricorda ancora dei My Little Pony? Allegri cavallini colorati dotati di ali e/o unicorni, che popolavano la mia televisione qualche anno fa, salvavano il mondo con il potere dell’amicizia e all’occorrenza preparavano torte di mele. I pony, inoltre, avevano una particolarità da non trascurare: il Cutie Mark. Un piccolo tatuaggino che si forma spontaneamente sul pelo delle loro chiappette fatate e che rappresenta il loro scopo nella vita, la loro aspirazione, il loro talento e posto nel mondo, senza che debbano prendere la grande decisione in modo autonomo.

Ora che sono adulta, non posso fare a meno di provare un po’ di invidia per i pony. Alla lungimirante età di vent’anni, la società mi chiama a fare una scelta, una decisione che ipoteticamente mi dovrebbe calzare a pennello per i prossimi 60 anni. Io, che ho ansia di scegliere persino gli uramaki al ristorante cinese.

La mia situazione ha un nome: Multipotenzialità. È la capacità e qualità di quelle persone che si interessano e hanno, per l’appunto, le potenzialità di raggiungere alti livelli in diverse discipline anche molto distanti fra loro. Nel 1972, il pedagogista Frederickson definisce la persona multipotenziale come un individuo che “quando si trova in contesti appropriati, può selezionare e sviluppare una serie di competenze ad alto livello”.

Una qualità meravigliosa, direte voi. Una maledizione travestita, dico io. Perché le persone multipotenziali, cercano di fagocitare tutte le conoscenze possibili riguardo a una specifica disciplina e poi si annoiano. Oppure vengono sovrastate dall’immensità di cose interessanti in cui potrebbero applicarsi, al punto da perdere la bussola e non sapere più che fare. Multipotenzialità, infatti, non significa essere bravissimi a fare tante cose, ma solo avere le potenzialità per farlo. Insieme al pacchetto delle caratteristiche possiamo trovare una spiccata curiosità, l’apprendimento rapido, l’adattabilità, ma anche problemi di concentrazione e produttività, la fatica per trovare un lavoro stabile, l’impossibilità a trovare il tempo per tutte le passioni.

Ora, come può una persona multipotenziale, riuscire a inserirsi nella società e nel mondo del lavoro, quando viene richiesta sempre una maggiore specializzazione, una formazione che si sviluppa sempre più verso l’alto? Quando la domanda richiede uno specialista, l’esatto contrario del soggetto in questione?

La società di qualche secolo fa era l’habitat perfetto per queste persone: gli eruditi erano coloro che sapevano un po’ tutto di tutto, la conoscenza vera era quella che si sviluppava in larghezza, le discipline come le conosciamo oggi non esistevano: tutto lo scibile era collegato e gli argomenti erano sempre messi in relazione a qualche altro argomento, senza mettere paletti. Ad oggi non ci va così di chiappette fatate. Spesso la formazione che decidiamo di intraprendere o il nostro primo lavoro serio, ci segna a vita, come se avessimo un post-it attaccato alla fronte che non si può più levare. Ma quel post-it non l’ha messo nessuno, spesso, quelli che lo mantengono appiccicato alla fronte siamo proprio noi. Noi che siamo convinti che ora che abbiamo cominciato l’università bisogna continuare per la stessa strada, fino alla pensione, col muso duro e la bareta fracada.

Ma funziona davvero così? Voglio portarvi come esempio di chi ce l’ha fatta, il mio idolo: no, non si tratta di una persona famosa, ma la conosciamo tutti: è la zucca. Può piacere o non piacere, ma la zucca è un soggetto multipotenziale e sa sfruttare le sue qualità al meglio: dall’antipasto al dolce, dalle chips al gelato, la zucca è super versatile ed è diventata la mia mentore.

Non è mai troppo tardi per cambiare vita, anche se ci vuole tanto coraggio e magari vi accorgete che nei panni di un risotto state molto meglio, più che come vellutata. Vi renderete conto che in realtà lavori innovativi che sono il risultato dell’unione di più discipline diverse sono richiestissimi. Steve Jobs ha costruito il suo computer sfruttando le sue conoscenze di calligrafia e di informatica, due ambiti che non hanno apparentemente nulla a che fare tra loro. Lo studioso di quadri e opere antiche, dove può andare se non conosce la chimica dei materiali utilizzati e le moderne tecnologie per il restauro?

Perciò non abbiate paura: siate delle zucche. Possibilmente non vuote.

Irene Tonet

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