AGOSTO, IL MIO DEMONE PREFERITO

Scacciando per una volta quel pensiero pronto all’uso che ci proietta il mese di Agosto con fotogrammi di spensieratezza, divertimento e sorrisi, è doveroso segnalare – per necessità di completezza della rappresentazione e credibilità – come, per noi mediterranei, Agosto sia un mese molto più difficile e spietato di come ci si limita a ritrarlo e a pensarlo. 

Quasi sinonimo di un eterno sole perpendicolare all’asse terreno, Agosto invade tutte le zone d’ombra, gli angoli, le nicchie in cui lo sporco solitamente si nasconde, e ora, invece, si rivela. Agosto mette tutto sotto una lente d’ingrandimento, dilatando e distorcendo vertiginosamente lo spazio e il tempo. Distanze irraggiungibili e attimi ritmati dal frinire delle cicale, scandiscono le intenzioni quotidiane, che soffocano ancor prima di diventare azioni. 

Chi non si limita ad essere terreno di passeggio per mosche e cibo per zanzare, dal caldo vibrante viene sputato fuori in strada. Una strada, che somiglia sempre più ad un’illusione ottica. Anche gli occhi, ridotti a fessure, tentano di opporsi a tanta violenza. Il sole picchia in testa, nessuna ombra del proprio corpo a proiettare un orario che non sembri un perenne mezzogiorno. I pensieri prendono fuoco, nessun lenitivo per la mente, nessun sollievo per l’anima bollente. D’Agosto si ama la sera. Si contano i superstiti, i non pervenuti e le croci sui giorni del calendario, a ricordo della teoria del tempo. Si rinnovano le speranze e le volontà evaporate al mattino precedente. 

Non stupirebbe che chi legge, a questo punto, possa essere stato pervaso dalla sensazione di una fastidiosa esagerazione della rappresentazione. Di fatto, Agosto è una tartassante esagerazione. Agosto è l’alterazione del reale e del percepito,  l’estremizzazione del tutto. È un mese che tutto stabilisce: un determinismo climatico-antropologico che non lascia possibilità di redenzione da tale condizione, finché stagione più accomodante e mansueta non giungerà a dare nuova copertura alla crudeltà che in Agosto non ha velo. Niente di ciò che accade in Agosto è ragionevole, d’altronde come potrebbe esserlo in un mese che esplode allo stato secco? Come potrebbe esserlo in un mese allucinato e allucinante? 

Agosto è un noir ambientato sotto un sole candeggiante. Tutto sbiadisce. Anche i muri, madidi di sudore, perdono le loro vernici come sbavi di cosmesi invernale. 

Noemi Althea Feldtkeller

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L’OROSCOPO DI MAGO AMALANO PER IL 2021

Care amiche e cari amichi, anche quest’anno Mago Amalano è tornassimato per voi, sulla sagitta delle sperequererirazioni dell’anno passaturo. Carissimi, purtroppamente non ce ne sono pare e non ce ne sono pire, anche questo giro di sole è stato massimamente sfigassimo, manco si fossero intelloppate le stelle per portacce sta sfiga. Tra pandominie, locchidani, isolarismi e compagnante cantata, ne abbiammimo viste veramente di ogni sorte. Addruiamoci ordunque nelle favelle astrologali, per vedere cosa mai ci riserpano i mesi a venire e stiatene sereni, che Mago Amalano vi si appioppa questo giro i personaggi trash che ci hanno distratto dalla scongiura sanitaria e gettati nella scongiura culturale. 

ARIETE

Non scaldatevi troppo che quest’anno di febbre ne abbiamo abbastanza. Per quanto possa essere difficile, cercate di rilassarvi, cari arietini miei. Il 2020 sarà pure stato un anno di merda, ma lo sarebbe stato meno senza la vostra costante voglia di prendere a pugni i muri. Avete dato la vostra quote di bestemmie in questo anno passato, quindi il 2021 si presenta come un trampolino verso una crescita importante. Per una volta nella vita, siate prudenti. 

Il vostro personaggio trash per quest’anno: la serenità di Bugo che abbandona il palco di Sanremo

TORO

Svegli e freschi come un fico secco attaccato all’albero il 23 di dicembre, il 2020 vi ha sfiniti più del dovuto. Non che ci voglia molto a farvi venire il fiato corto, ma quest’anno avete fatto ben più del necessario e per premiarvi di questo traguardo, siete ingrassati di cinque chili. Felicitazioni! Sarà solo un premio di consolazione: il 2021 ha in serbo per voi grandi cambiamenti e se c’è qualcuno che può considerare questo un augurio di sventura, siete proprio voi. Allacciatevi le cinture, amori, la montagna russa è solo a metà della salita. 

Il vostro personaggio trash per quest’anno: l’inaffondabile Maria de Filippi che non si alza dagli scalini manco a pagarla

GEMELLI

Ah, il segno dei Gemelli. Un segno oltremodo complicato che ha vissuto alti(ssimi) e bassi(ssimi) momenti in questo 2020. Non corrucciate troppo le vostre quattro facce, cari Gemelli, il 2021 ha in serbo alte prospettive per voi. Molti cambiamenti sono all’orizzonte, lì che vi aspettano, dovete solo evitare di inciampare e buttarvi di sotto. È ora che trasformiate i castelli di nuvole in solide realtà. Quindi involatevi come è volitiva la vostra psiche, ma zavorratevi con dello Xanax. 

Il vostro personaggio trash per quest’anno: i libri da milioni di copie di Giulia DeLellis, insomma grandi successi senza spiegazioni logiche

CANCRO

Giove e Saturno si sposteranno fuori dalla vostra orbita nel 2021. Cosa significa? Non lo so, non sono uno scienziato. So che avete passato un anno a farvi maschere di terracotta impastata con le vostre lacrime, quindi non temete: con Giove fuori dai piedi, il sole vi arriverà dritto in faccia e la maschera si asciugherà più in fretta, lasciandovi sulla pelle un 2021 pieno di possibilità e luminoso come il fondoschiena di JLo all’ultima sfilata di Versace. 

Il vostro personaggio trash per quest’anno: Barbara D’Urso che piange in diretta per un qualsiasi motivo

LEONE

Il 2020 è stato un anno di trambusto, di cambiamento interiore: dover essere costretti a stare da soli e sopportarvi vi ha fatto cambiare prospettiva e vi siete ben presto accorti cosa voglia dire restare a secco di adulazione. Sensazioni degne di un drammatico svenimento in vestaglia con boa di piume, vi accompagneranno ancora per un po’. Non sarà facile carburare questo 2021, ma basterà un po’ di zucchero (di canna possibilmente, con del lime, della menta e del rum) e la pillola andrà giù.  

Il vostro personaggio trash per quest’anno: Denis Dosio che flirta aggressivamente con la telecamera (effetto emetico immediato)

VERGINE

Per sopravvivere, quest’anno avete fatto letteralmente i salti mortali: carpiati, all’indietro, alti e bassi. È ora di avere indietro i vostri investimenti in sudore e sangue e il 2021 farà esattamente questo. Neanche le stelle fossero il governo Conte, è arrivato per la Vergine il tempo per un bel bonus. Niente SPID o burocrazia, le stelle vi faranno arrivare un bell’assegno in colpi di culo da incassare direttamente sul conto corrente, proprio come piace a voi segni di terra.

Il vostro personaggio trash per quest’anno: Alfonso Signorini, che nonostante una terribile conduzione, è ancora in televisione a dirigere il GF Vip

BILANCIA

Lungi da me far arrabbiare le Bilance, apriti cielo mai dovesse accadere, però avete passato un anno troppo comodo e il 2021 non sarà da meno. Le stelle vi stanno aprendo la strada a grandi rivoluzioni nell’anno venturo, quindi non lasciate che l’aria di cui siete segno vi riempia troppo il cervello. Restate concentrati e non gonfiatevi troppo di voi stessi, e sarete in grado di arrivare dove desiderate.

Il vostro personaggio trash per quest’anno: Tina Cipollari, che per quanto cafona possa essere, se ne esce sempre in piedi

SCORPIONE

Venite da un periodo decisamente poco illuminato, avete attraversato l’oscurità del vostro subconscio e ne siete usciti (quasi) vivi. Sappiate che il viaggio non è finito qui. Vi aspetta ancora molta strada da fare. Preparatevi ad affrontare la cosa più difficile: perdonare. Lasciatevi questo macigno che è il passato dietro di voi e forse vedrete che i respiri possono essere più profondi di quanto pensaste.

Il vostro personaggio trash per quest’anno: Morgan che si lega talmente tanto le cose al dito che si umilia sul palco più in vista d’Italia invece di lasciarle andare

SAGITTARIO

Chirone solo sa quanto vi abbia fiaccato questo 2020. Davvero senza pietà si è abbattuto su di voi come la Gruber su un populista a Otto e mezzo. Se c’è qualcosa che voi sagittari sapete fare, oltre a scappare dai vostri problemi, è appunto cambiare l’ambiente che vi circonda. Riuscite a viaggiare anche senza spostarvi. Questo vi darà una buona base per un 2021 pieno di novità. Non distraetevi e cogliete quello che il destino vi lancia addosso con un pesante trabucco

Il vostro personaggio trash per quest’anno: MYSS KETA ed Elettra Lamborghini che a Sanremo ci hanno fatto letteralmente volare con un mancato bacio lesbo in diretta nazionale

CAPRICORNO

Caro Capricorno, i nodi stanno arrivando al pettine. Nel 2020 le cose si sono estremizzate e la tua mente così alta e razionale lo sa da tempo: ci sono alcune cose che devono finire. Prendi un bel respiro, cerca un bel paio di forbici e datti un nuovo taglio di capelli (metaforico eh) perché comincia a mancarti l’aria. Sarai pur un segno di terra senza emozioni, ma io e te, caro capricorno, sappiamo che non è così. Smettila di tenere il broncio e tira fuori la testa dal culo, ci sono cose più belle la fuori da osservare. 

Il vostro personaggio trash per quest’anno: Elenoire Ferruzzi che urla randomicamente insulti e sproloqui per strada e riesce a diventare un’icona

ACQUARIO

Se il 2020 ti ha fortunatamente ignorato per la gran parte o se al massimo ti è passato vicino schifandoti come tu faresti con un borioso lavoro da ufficio, il 2021 non mente: è il tuo anno. Tutti i possibili pianeti si stanno fermando a tirare il fiato proprio sulla tua testa. È un anno di grandissime potenzialità, non lasciare che la tua mente spesso confusa si distragga. Questo è il momento per i grandi passi in avanti e le grandi rotture. 

Il vostro personaggio trash per quest’anno: Malgioglio che nella stessa ora può passare dal desiderare la morte al saltellare ubriaco decantando le doti dell’uccello volante

PESCI

So cosa stai pensando, caro pesciolino mio: che nessuno ti considera mai perché sei l’ultimo dello zodiaco. La verità è… che è proprio così. Nessuno come te però è in grado di sfruttare la situazione del cane bastonato per ottenere ciò che vuoi. Sei un maestro nel vedere gli altri per quello che sono, ma è ora che ti guardi dentro. Il 2020 non è stato un anno splendente, ma il 2021 ti presenterà molte occasioni di crescita. Forse è ora di abboccare all’amo e darlǝ alla persona che ha in mano la canna da pesca.

Il vostro personaggio trash per quest’anno: Gemma Galgani, che riesce sempre, da qualunque situazione, ad uscire in lacrime ed emotivamente distrutta

Luca Ortolani

DAL LETAME NASCONO I FIOR: I PRO DI UN 2020 DISCUTIBILE

Non so voi, ma se avessi saputo che il 2020 sarebbe andato in questo modo non avrei rinnovato la mia sottoscrizione al pianeta Terra. Parliamoci chiaro: in soli dodici mesi si sono allineate più sfighe che nell’ultimo quinquennio, e se prima ripensavo al 2019 come un anno un po’ meh, con il senno di poi mi viene da pensare che si stesse meglio quando si stava peggio.

Ora, per fortuna, siamo arrivati alla conclusione: l’ultimo livello di Jumanji, o la sfida finale di Space Impact, per i fedelissimi della Gen Z. Giunti a questo punto, ne abbiamo un po’ tutti le palle piene del 2020, e vorremmo solo lasciarci alle spalle le tragedie che ci ha portato: una recessione economica globale ed il covid, con tutte le sue conseguenze in termini di salute mentale, fisica e di limitazioni alla libertà personale, tanto per citarne un paio. E, se proprio vogliamo fare i veneti imbruttiti, pure la sospensione dello Spritz delle 18. 

Considerato l’attuale stato di cose, credo ci sia un bisogno generalizzato di un palate cleanser, di qualcosa di positivo a cui aggrapparsi in prospettiva dei prossimi mesi. Così potremo riguardare al 2020 con lo stesso trasporto con cui ci si approccia a uno scarico della doccia otturato, ma allo stesso tempo considerarlo un anno catalizzatore, in senso positivo, per molte ragioni.

Numero uno: Trump ha perso le presidenziali americane(!!!), e se l’ascesa al potere di un altro privileged white man non è una vittoria, che il suo Vice Presidente sia una donna afroamericana è un bel premio di consolazione. Al di là della personalità un po’ sleepy di Biden, c’è da riconoscere che oltre ad aver scongiurato un secondo mandato di Trump, la sua elezione ha spalancato le porte a cambiamenti radicali. Ad esempio, il rientro degli USA nell’Accordo di Parigi, maggiori garanzie per le minoranze e l’estensione dell’Obamacare, che l’attuale presidente aveva invece tentato di far abrogare più volte in passato.

Numero due: drastica diminuzione dell’inquinamento, e l’ambiente ringrazia. Se si può trarre qualche nota positiva dal lockdown, questa arriva dalla migliore qualità dell’aria a livello mondiale dovuta ai mesi di chiusura. Non c’è da sperare che la situazione resti tale, ma è possibile che dopo questa prova generale non voluta, sempre più Paesi applichino policy più rigide per la salvaguardia dell’ambiente e investano nella green economy. Magari rendendosi conto nel frattempo che i Fridays for Future non sono una vaccata scusa, ma una wake up call sulle conseguenze delle scelte di ogni giorno, con buona pace di Greta Thunberg. 

Numero tre: risveglio dell’attivismo socio-politico, anche digitale. Il 2020 è stato l’anno delle proteste, e in tantissimi Paesi (Bielorussia, Cile, Armenia, Libano e chi più ne ha più ne metta) milioni di persone sono scese in piazza a sostegno di cause importanti e sentite. Dalle manifestazioni contro le limitazioni ai diritti umani e la brutalità della polizia, fino alle ribellioni contro la corruzione del governo e le discriminazioni razziali e sessuali. Il covid purtroppo ha in parte ostacolato questi eventi, ma i social sono stati utilissimi nel riparare, permettendoci di donare supporto virtuale a cause lontane da noi. Esempio lampante è stato il sostegno globale nato nei confronti delle proteste anti-razzismo di Black Lives Matter, sorte dopo l’omicidio di George Floyd a Minneapolis il maggio scorso. 

Numero quattro: miglioramento della coesione sociale. Nello scorso numero di Natale, mi ero scagliata contro l’ipocrisia che si sprigiona sotto le feste e lo sfilacciarsi dei legami fra le persone. Ora, premettendo che sono riluttante a gettarmi dall’altra parte della barricata, devo riconoscere che a distanza di un anno l’umanità mi ha sorpreso. In uno stato di crisi come quello attuale, in cui ci sarebbero tutte le premesse per dare le spalle al prossimo, molti di noi fanno l’indicibile per sostenere chi è in difficoltà, a costo zero. Paradossalmente, pare che tante sconfitte collettive ci abbiano reso più umili, più riguardosi nei confronti di chi amiamo e meno schivi verso chi non conosciamo. La mia domanda perciò è tendenziosa, ma d’obbligo: ci serviva davvero una pandemia globale per “essere tutti più buoni”? No perché ha funzionato. Mazel tov!

Per tirare le somme, il 2020 decisamente non è stato come ci immaginavamo – Stephen King a parte, che ne ha chiaramente scritto la trama – ciò però non significa che non possiamo gioire dei fiori nati dal letame. Per non alzare troppo l’asticella, l’unico augurio che posso farvi (e farmi) è che il 2021 sia un anno anche solo un pelo migliore di quello che si sta concludendo, e possibilmente che non riempia mai il plot hole di maggio sulle vespe assassine.

Ilaria Erbice

ESSERE MATRICOLE NEL 2020

Essere matricole nel 2020 vuol dire svegliarsi la mattina del primo giorno di università e provare mille sensazioni diverse. Da una parte il trauma e l’ansia di iniziare una nuova fase della propria vita, sicuramente non incoraggiata dagli amici che ci sono già passati, i quali continuano a ripeterti di quanto la sessione ti distrugge psicologicamente e fisicamente, degli esami rifatti anche quattro volte e dei mattoni di libri da studiare. Dall’altra tu però sei carico, provi tanto entusiasmo e voglia di iniziare a fare ciò che ti piace veramente (si spera), dopo mesi e mesi passati a fare lezioni online dalle otto all’una, senza poter vedere i fidati compagni di classe. Poi ti vengono in mente i mercoledì universitari, il baretto pre-lezione, le amicizie che farai… e pensi che comunque sarà una gran figata.

Però ti rendi conto di aver parlato troppo presto, poiché ti dimentichi un fatto fondamentale per la tua sopravvivenza, indispensabile per poter andare avanti: il 2020 non è ancora finito. 

Anzi, quest’anno è pronto a infliggere alle sue vittime gli ultimi colpi finali, prima di passare l’ascia di guerra al suo fidato erede 2021, il quale soffre di una grande ansia di prestazione, combattuto tra la decisione di non tormentare ancora noi poveri sciagurati, e la paura di deludere il suo caro predecessore. 

Dopo tutti questi pensieri molto incoraggianti che ti fanno scendere dal letto – e ti fanno anche pentire di aver cliccato il pulsante “iscriviti” nella pagina del corso di laurea – sei pronto a iniziare questo nuovo percorso. 

Ormai sono passati alcuni mesi dall’inizio dell’università e ognuno di noi ne ha passate di tutti i colori.

I PRIVILEGIATI

 I più fortunati sono quelli che hanno potuto fare le lezioni in presenza: bello fare nuove amicizie – anche se le mascherine ti portano a dubitare se la persona con cui hai parlato ieri è la stessa con cui ti sei scambiato gli appunti oggi – interessante conoscere i professori, tranne quando, avendo la bocca coperta, è difficile sentire cosa stiano dicendo, figo studiare cose che finalmente ti interessano (molti qui avranno da ridire). 

A parte gli scherzi, questa categoria può disporre, quando la situazione lo permette, di caffè con i compagni nei baretti universitari e gruppi di studio in biblioteca, caratteristiche essenziali per far sentire le matricole meno sole.

I NOSTRI CARI ASCOLTATORI DA CASA

Essi si dividono in quelli soddisfatti e quelli ormai stufi: i primi vivono le lezioni online con grande gioia. Sanno di potersi svegliare anche cinque minuti prima della diretta, i prof che li lasciano tenere la videocamera spenta sono i loro preferiti e il pigiama o la tuta sono diventati il loro abbigliamento quotidiano.

Gli ormai stufi, invece, la vivono molto, molto diversamente: si lamentano sempre del bruciore agli occhi dopo le mille ore passate davanti allo schermo, si distraggono molto più facilmente con le lezioni online e vorrebbero fare amicizie reali, non solo a distanza. 

E così, per migliorare un po’ la situazione, ecco che iniziano gli aperitivi virtuali per conoscersi meglio e i gruppi Whatsapp come sostegno psicologico, in attesa di poter finalmente vedere di persona i propri compagni.

I MALCAPITATI FUORI SEDE

Fra noi matricole ci sono anche i poveri sciagurati che non hanno potuto iniziare la loro vita da fuori sede. Alcuni sono dovuti tornare a casa dall’estero, lasciando in stand-by per un attimo la loro mitica avventura in quel di Londra o in altri Paesi stranieri e dovendo rinunciare a qualcosa di sicuramente molto stimolante. 

Per fortuna, non mancano i contatti con i compagni lontani e la speranza di poter presto tornare a vivere l’esperienza lasciata a metà.

Per questo, caro 2021 in arrivo, ora che hai ascoltato il resoconto di questi nostri primi mesi da matricole, ti chiediamo di avere pietà di noi. Potresti darci un aiuto per la sessione imminente, poiché un sostegno in più è sempre gradito, e, cosa ancora più importante, ti chiediamo di farci vivere davvero questa tanto attesa (e temuta) vita universitaria! 

Veronica Buccino

TABOO EXPANSION

Galline, è stato un anno intenso. Un anno ricco di novità, emozioni, sofferenza; ma anche un anno ricco di nuove parole – “congiunti” e “assembramento”, ad esempio. Per alleviare la noia che ormai si prova a giocare a Taboo, dove le parole sono sempre le stesse dal 2003, La Gallina Ubriaca ha creato per voi un set aggiornato di 50 parole da stampare e ritagliare per rinvigorire i vostri giochi natalizi! 

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TAGLIERINO 

  • SANGUE 
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  • LAMA 
  • FAI DA TE 
  • FORBICE

Cristiana Ceccarelli e Noemi Althea Feldtkeller

“SPIRITO” NATALIZIO – E NON E’ LO SPIRITO SANTO

Quando pensavo che essere astemi fosse un’allergia.

Partiamo con un aneddoto.
Ultimo anno di Università; triennale. Al tempo, quattro anni or sono, studiavo a Pisa; Scienze della Comunicazione. Era una bella giornata, quindi la pausa pranzo con le pizzette del panificio e il sole in fronte nella piazzetta vicino a via Santa Maria era praticamente d’obbligo.
Stavamo amabilmente intrattenendoci l’un l’altro quando una ragazza, tra i discorsi confusi di leggendarie serate alcoliche, esclama: «Io sono astemia».
«Oh! Quanto mi dispiace», esordisco. Così, di impeto. Lei mi guarda un po’ interdetta. «In che senso ti dispiace», mi chiede. «Be’, mi dispiace che bere ti dia fastidio. È proprio una brutta intolleranza».

Inciampiamo in un silenzio di circa un minuto. Lei mi osserva per ponderare la mia affermazione e sono sicura abbia tanto sperato stessi scherzando; ma vedendo la mia faccia seria si mette a ridere: «Non è un’allergia, ho deciso di non bere».

Ah. Ora, scusatemi… a parte le discutibile figura di, potevo mai io immaginare che qualcuno DELIBERATAMENTE, CONSAPEVOLMENTE avesse deciso di non lasciarsi sopraffare, di non usufruire della meravigliosa alterazione concessa dal nettare degli dèi? Come potevo saperlo? Come potevo anche solo pensarlo? C O M E. Be’, quel giorno ho scoperto che esistono persone che non bevono. Non per allergia, ma per scelta. Un fatto questo per me inconcepibile, una decisione che la mia mente non riesce a comprendere.
Bere è la mia parola d’ordine. Solo per questo mi hanno accettata in questo giornale, non per altre superbe capacità. E adesso veniamo a noi.

Per rimanere nel limite dell’accettabile e mantenere nascosta la propria “dipendenza” non c’è niente di meglio della scusa delle festività, magari preparando qualcosa a base alcolica da offrire durante il lunghissimo pranzo di Natale. Sotto le feste quel goccio in più è concesso e nessuno si preoccuperà più del dovuto, un po’ come nei weekend: la preoccupazione nasce solo se lo allungate fino al lunedì. Quindi evviva lo spirito natalizio, che soprattutto quest’anno farà allentare quell’amarezza e quella sofferenza sperimentate negli ultimi mesi, nella speranza di poterlo condividere con quelli a cui vogliamo tanto bene.
Comunque sarà vissuto il giorno di Natale, vi lascio una ricetta facile che risale al tempo dei romani, che di vino e di dèi se ne intendevano, da poter realizzare in comodità nelle vostre cucine, anche per un brindisi a distanza o virtuale, o meglio ancora di persona (stando attenti che i bicchieri non si tocchino, ovviamente).

INGREDIENTI PER IL VIN BRULÉ FATTO IN CASA

  • Spirito natalizio (ovvero vino rosso) 1 litro
  • 150 g di zucchero
  • 1 arancia
  • 1 limone
  • 2 bastoncini di cannella 
  • 1 anice stellato
  • 8 chiodi di garofano
  • Mezza noce moscata grattugiata
  • 1 mela piccola

Apri il cassetto. Prendi il cavatappi. Apri la bottiglia come ti viene, non siamo in un ristorante stellato. Prendi un bicchiere. Bevi. Apri anche la seconda bottiglia. Versati il secondo bicchiere – tutti i più grandi chef assaggiano. Il resto però lascialo per il vin brulé. (Per chi ormai ha preso la bottiglia ed è sparito, va bene così. Ti capisco.)
Lava arancia e limone e tagliane la scorza escludendo la parte bianca, che renderebbe il tutto amarognolo. Lava anche la mela e poi tagliala in sottili rondelle. Prendi una pentola e come primo ingrediente aggiungi lo zucchero, poi la cannella, i chiodi di garofano, la mela, le scorze. La noce moscate e infine il vino che non ti sei bevuto. Accendi il fuoco e porta a ebollizione per 5 minuti finché lo zucchero non sarà sciolto. Lascia poi riposare per 1 o 2 minuti.

Le dosi devono essere moltiplicate per quanti litri pensi saranno in grado di reggere i parenti, o almeno per il minimo indispensabile a evitare le domande imbarazzanti o a far partire le divertenti storie di famiglia. Un brindisi a tutti voi; e Buon Natale!

Leggere attentamente il foglio illustrativo: la ricetta garantisce un 90% di sobrietà dimenticata dopo 5 bicchieri e un certo grado di felicità. NON agitare bene prima dell’uso. Se ne consiglia l’utilizzo almeno cinque volte per pasto, il doppio durante il pranzo di Natale. Prima dell’utilizzo mangiare qualcosa, ma vista la ricorrenza non si prevedono effetti collaterali di grandi dimensioni. Tenere la ricetta fuori dalla portata degli astemi.

Cristiana Ceccarelli

NATALE FUORI DALLA PORTA DI CASA

Il periodo natalizio si può dire caratterizzato da una continua ed incessante lotta tra emozioni. O, più nello specifico, tra cuore e ragione. Succedono le cose più strane. La libido della gente esplode ed è l’unico momento dell’anno in cui il super-io, sentendosi ormai superato, si mette da parte. Follia, completa follia. In tutto questo marasma che già di per sé crea confusione da qualche migliaio di anni, mettiamoci anche il virus. Sembra una barzelletta. Aggiungiamoci poi i tamponi fai-da-te e non puoi non ridere. 

Ogni singola persona ha aumentato l’attenzione che poneva alla propria salvaguardia. Gli anni scorsi ai centri commerciali sgomitavi per accaparrarti quel maglione di cashmere, ora prima di toccarlo lo passi con l’antitetanica. Giusto per essere sicuri. Natale è sempre stato un po’ da dimenticare ma mai come quest’anno. Se le persone in generale hanno paura, gli anziani hanno sbarrato casa. Ora si mettono in terrazza come i gendarmi per controllare che nessuno osi suonare quel campanello, sennò è fuoco a vista.

La settimana scorsa sono andato da mia nonna per consegnarle il solito cesto di Natale da parte della mia famiglia. Credo di aver suonato quel campanello almeno dieci volte. Nessuna risposta. Allora, conoscendo l’indole pantofolaia della vecchia, ho provato a chiamarla al telefono e, dopo una quindicina di secondi mi risponde con aria disinvolta e tranquilla: «Sì, sono a casa, perché?». Cercando di controllare la collera le ho risposto: «Sono fuori casa da un quarto d’ora. Mi apriresti?». Risposta negativa. Ho dovuto dirle che sarei salito solo per lasciare il cesto fuori dalla porta. Solo così l’ho convinta. Sarebbe stato più semplice convincere un serial killer chiuso nella Trump Tower a lasciarmi gli ostaggi…

Ma se da un lato alcuni anziani si danno il cambio di notte per sorvegliare la zona, armati di amuchina, dall’altro ci sono invece quelli che non escono di casa ma che ospitano tutti. L’altra mia nonna. 

Amo quel subdolo fattore psicologico che le fa credere che la sua porta di casa sia un meccanismo tecnologico avanzatissimo per cui qualsiasi persona che ci passa attraverso viene immediatamente privata di un potenziale virus. Ho dovuto spiegarle tre volte che indossavo la mascherina per proteggerla. Forse considera la sua casa un bunker di massima sicurezza. 

Sembra, in minima parte, che il virus abbia un doppio effetto. Uno sulle persone che effettivamente ci vengono in contatto (e purtroppo sappiamo quali effetti disastrosi ha e ha avuto) e uno invece su chi ha paura di prenderlo; fa sì che questa paura diventi tale da trasformare il comportamento di questa persona in disadattivo. Insomma, vedremo cosa ci diranno i sociologi a fine pandemia. 

Forse uscirà una strana ricerca effettuata dall’Università di Harvard (vengono tutte da là, è una sorta di monopolio) che evidenzierà come l’affetto dei nonni per i propri nipoti durante il periodo della pandemia sia notevolmente diminuito. Aspettiamo e vediamo; intanto cerchiamo comunque di non abbandonare anche le persone che, a causa di questa situazione, hanno difficoltà a vedere gli altri. Cerchiamo, magari il giorno di Natale, di passare sotto quel condominio occupato dai nonni-gendarmi e lasciare un pacchetto ben disinfettato nella carrucola che utilizzano per la spesa, o chiamiamo solo per un saluto quel nostro amico che per paura rimane chiuso in casa tutto il giorno. A volte serve ricordare che non è così scontato, – e mi rivolgo a noi “giovani” – non avere paura (che non significa fare quello che ci pare).

Michele Motta

LA GALLINA SI RINNOVA

Il 2020 è stato sicuramente uno degli anni più impegnativi di sempre.
Abbiamo dovuto fare i conti con la solitudine delle nostre quattro mura, impegnati solamente a spostarci tra letto e scrivania, ascoltando lezioni attraverso un video, mangiando pizze e torte fino a svenire senza capire mai se fossimo ancora in pigiama o già in pigiama.

Per qualcuno, almeno inizialmente, poteva sembrare la vita che aveva sempre sognato, ma col passare dei mesi l’asocialità forzata ha portato tutti a un principio di esaurimento che nemmeno la pseudo libertà da zona gialla è stata in grado di lenire. 

Non è stato semplice, certo, ma dicembre è finalmente arrivato: l’ultimo, faticosissimo, mese di quest’anno che è pesato più delle casse d’acqua dell’iN’s da portare fino a casa.

Per concludere al meglio quest’anno da dimenticare, siamo qui per dirvi che la Gallina Ubriaca non si ferma, ma chiaramente si rinnova.  

Per far sì di poter continuare a tenervi compagnia con la nostra discutibile ironia, abbiamo deciso di pubblicare i nostri numeri online (almeno finché non potremo tornare alla versione cartacea).  Li troverete sottoforma di PDF, scaricabili da telefono e computer tramite un semplicissimo link che spammeremo su tutti i nostri canali social. 

Nel caso in cui, invece, tra un gotto e l’altro voleste utilizzare uno dei nostri articoli per provare a rimorchiare (ma sempre in sicurezza, mi raccomando), troverete un simpatico QR code affisso nei principali bar universitari.

E nell’attesa di potervi tornare a rincorrere nei corridoi con i nostri meravigliosi cappelli, speriamo vi godiate il nostro numero di Natale.

Paola Landriani

L’odore assordante del bianco: all’interno di un manicomio di fine Ottocento con Van Gogh

Ogni volta che  mi sono trovata di fronte a un quadro di Van Gogh – e per mia fortuna è successo in più di un’occasione nella mia breve vita – ho sempre avuto una sensazione di positiva serenità.  I suoi scorci di natura, i suoi colori vivi in pennellate dense e corpose… Non sembrano, almeno in superficie, parlare di una psiche profondamente sofferente. Continua a leggere

Avvocate per i diritti umani: le donne iraniane e le loro lotte

Un sabato uggioso quello del 23 novembre scorso; quasi il tempo ideale per trascorrere il
pomeriggio nell’aula magna della nostra università che, per la giornata per l’eliminazione della
violenza contro le donne, ha offerto l’occasione di scoprire un universo femminile lontano
geograficamente, ma più vicino di quanto sembri per molte delle sue retoriche patriarcali e
antidemocratiche. Continua a leggere