Bee Bee Sea: un gruppo che fa notizia

Da Mantova con furore, il garage rock cummepiaciammé.

Durante le vacanze natalizie l’unica cosa che preoccupa realmente le persone, oltre alla scelta dei regali da fare, è come smaltire l’eccesso di calorie del pranzo natalizio. Sui social network circolano i classici rimedi della nonna, che spaziano dall’effervescente Brioschi all’olio di ricino. Dato che non sono né un fascista né un amante del Brioschi, ho scelto un modo alternativo per bruciare i grassi in più: andare al concerto dei Bee Bee Sea.

Il 26 dicembre si sono esibiti sul palco del Colorificio Kroen i Bee Bee Sea, gruppo Garage Rock da Mantova composto da Damiano, Giacomo e Andrea, rispettivamente cantante-chitarrista, bassista e batterista.
Nati come cover band di Beatles e Rolling Sones, nel loro processo evolutivo si sono affacciati alla Burger Records, contaminando sonorità psichedeliche tipicamente british con l’acidità della West Coast americana. Con già un cd alle spalle uscito nel 2015 e un EP sfornato nel 2016, questi giovani e talentuosissimi ragazzi si preparano a lanciare un nuovo album, pronti ad entrare in studio di registrazione a inizio febbraio nel T.U.P. Studio di Brescia. Dicono che ci sarà una nuova svolta nelle sonorità, già molto ricercate, rispetto a quelle dei brani passati.

Palco pre-concerto

Palco pre-concerto

L’album omonimo è composto da 10 pezzi, uno più accattivante dell’altro: il brano d’apertura è, a dir poco, una bomba. The Garage One fa entrare immediatamente nel mood giusto. Canzone tutta da ballare e da cantare a squarciagola; l’unico aggettivo che riesco a trovare per descrivere la canzone è “esplosiva”.
Salterò a piè pari alcuni pezzi per arrivare a quelli che, a parer mio, sono i due brani per eccellenza dell’album: Mary e All the Boys All the Girls.
Mary è a dir poco rockabilly: quel giro di chitarra iniziale così garage e punk allo stesso tempo manda davvero in visibilio. Ritornello molto orecchiabile, catchy e gaio: al primo ascolto vien subito voglia di canticchiarlo. (Meeeeeeeeeewri, parappapparappà!)
All the Boys All the Girls è stato il tormentone delle festività natalizie in casa mia: persino il mio pastore tedesco faceva i cori. Brit psichedelico e punk si incontrano; si aggiunge un pizzico di power pop e un tantino di Black Lips ed ecco il pezzo. Cori fantastici e ritmi ballabili rendono questa la mia canzone preferita dell’album.
Ovviamente non è che il resto dell’album faccia cagare: On-a-Boa, Just Myself, Monday Morning ecc. sono tutte canzoni veramente bellissime.

Ah che bei butei

Ah che bei butei

L’EP, intitolato 3 Songs & Jacques Dutronc, si presenta invece, all’apparenza, molto spoglio: solo quattro pezzi. Ma che pezzi. Per chi non lo sapesse, Jacques Dutronc è un’icona del garage rock francese et-non, e questi ragazzi hanno mirabilmente riproposto una canzone del compositore d’oltralpe. Il pezzo scelto è Je suis content. Le restanti “3 Songs” sono decisamente meno turbolente rispetto a quelle proposte nel primo album; nel contempo sono anche più pensate, dense di significato e, probabilmente, un momento di stacco che preannuncia un’evoluzione della band da attendersi nel prossimo album.
Questo EP è come la seconda fase della metamorfosi delle farfalle: uno stadio introspettivo nel quale il gruppo sperimenta suoni, testi e melodie già presenti ma meno sondate; tutto questo per creare la forza necessaria a librare il nuovo attesissimo CD. Anche se più leggère, lo stampo resta il medesimo, le canzoni non deludono e si prestano a un ascolto meditato.

Come è giusto che sia per un amante della musica, l’ascolto va fatto sì in cuffia, ma la resa dei conti arriva con i live. Riccardo — lo sciagurato fotografo che ha deciso di imbarcarsi in questa missione — e io arriviamo al Colorificio Kroen, nel quale si sarebbe esibito il gruppo la sera stessa. Infreddoliti come non mai, con stalagmiti al posto delle unghie, ci presentiamo ai proprietari che, molto gentilmente, ci conducono nel backstage dove incontriamo il gruppo. Facciamo quattro chiacchiere circa l’evoluzione dei pezzi, la strumentazione e la scaletta che abilmente ci tengono nascosta dicendo che ci sarebbero stati molti pezzi nuovi che non conoscevamo. Non ho avuto reazioni esagerate lì per lì, anzi! Sono riuscito abilmente a contenere l’entusiasmo suscitato dalla notizia. Anche se devo ammettere che, per un momento, avrei voluto gridare come una teenager impazzita che vede per la prima volta dal vivo Carlo Cracco.

Da sinistra: Andrea, Damiano, Giacomo e io

Da sinistra: Andrea, Damiano, Giacomo e Raul (io)

A diluire l’attesa dell’esibizione c’è una band, i Dots: ragazzi molto bravi e promettenti che mischiano sonorità hardcore con del funk oltreoceano. Dopo vari complimenti, drinks e tentativi di abbordaggio andati a vuoto, eccoli salire sul palco. Mentre scrivo mi viene in mente la canzone dei Linea 77, Vertigine, e più precisamente questi versi:

La pelle che brucia
il respiro si spezza
cuore che pompa
sangue e paura

Le sensazioni qui descritte credo che meglio rappresentino l’aura che si viene a creare nel momento in cui una band sta per esibirsi: uno scambio di energie e pensieri si crea fra pubblico e gruppo; le emozioni della band diventano le tue, e le tue diventano le loro.
Iniziano.
Non ho ricordi di aver ballato come ho fatto quella sera: e con me molte, moltissime altre persone tutte coinvolte anima e corpo in quei riff rock’n’roll allucinanti, mossi da un turbinio di note e feels di batteria davvero trascinanti. Sul palco i Bee Bee Sea sono eccellenti: non sbagliano una nota, un giro, un passaggio che sia uno. Sono rimasto sbigottito nel vedere quanto quei ragazzi fossero abili e a loro agio sul palco, una confidenza che spesso anche gruppi molto più conosciuti faticano ad acquisire.
Cosa che ho apprezzato molto dell’esibizione, oltre alla perfetta esecuzione dei brani, è stato il rapporto col pubblico: persone che salivano sul palco, si lanciavano e si gettavano per terra; ad un certo punto il cantante, nel bel mezzo dell’assolo è stato caricato e tenuto in aria dalla folla.
Altroché Morgan.

Il gruppo in azione

Il gruppo in azione

Tirando le somme: uno dei concerti ai quali mi sia divertito di più, unito a uno degli album che più ho ascoltato in questo periodo, fanno dei Bee Bee Sea veramente un grande gruppo. Meritano.
Attendendo nuovi concerti e nuovi album da presentarvi, ringrazio tutti i lettori per aver dedicato del tempo a questo breve articolo.
Stay Rock!

Raul Fabio Riva
Fotografie di Riccardo Raimondi

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