London for dummies: guida al lato alternativo della City

Londra è senza dubbio una delle capitali europee più visitate in assoluto, ma scoprire che è tutt’altro che grigia e composta per me è stata una sorpresa. Dimenticate Westminster Abbey, Madame Tussauds  e il Parlamento, perché l’anima della City è più ribelle e colorata di quello che pensate.

Complici un viaggio in gruppo organizzato all’ultimo minuto e la voglia di lasciarsi alle spalle le orde di turisti in cerca dello scatto perfetto, il nostro non è stato il classico itinerario alla scoperta di Londra. Dopo una breve visita di rito al London Eye e al Big Ben, abbiamo lanciato il programma dalla finestra (in un cestino della stazione) e deciso che avremmo seguito un tragitto diverso.

Premessa necessaria per chi non è mai stato a Londra: appena atterrati il primo problema da risolvere è quello degli spostamenti. Se siete molto volenterosi potete girare alcuni dei siti principali della città a piedi, per gli altri comuni mortali il mio consiglio è quello di abbonarsi alla metro e imparare a leggere la cartina della Tube, così da evitare la modalità pellegrino in cammino verso Santiago.

Entrando nel vivo della mentalità londinese, la prima cosa che ho notato è stato il disinteresse della gente per quello che gli altri fanno e indossano. Vuoi metterti a cantare a squarciagola per la strada o salire sulla metro in pigiama e ciabatte di pelo? Non preoccuparti, nessuno avrà da ridire, probabilmente perché troppo impegnato a farsi gli affari suoi e a bere il suo caffè di Starbucks.

A Londra inoltre gli artisti di strada che intrattengono turisti e non sono i benvenuti, poco importa che siano beat boxer o ballerini. Non esiste neanche un limite alla libertà di espressione, anzi la stravaganza e la diversità in generale vengono accolte con mentalità aperta e accettate come la normalità (Italia, guarda e impara).

Per quel che riguarda l’esperienza con la cucina inglese, posso dire che è stata breve ma intensa: è infatti bastata una tipica colazione in stile UK (pane tostato, uova fritte, salsiccia e bacon con fagioli al pomodoro, accompagnati da tè corretto con il latte) per convertirci al cibo di strada e agli street market per il resto della vacanza (fra questi consigliatissimo quello di Borough, per un’esperienza multietnica).

Parlando di cibo, se si passeggia per Piccadilly è impossibile non venire attirati dalle insegne al neon arcobaleno di uno dei negozi della catena Kingdom of Sweets. Capaci di far venire il diabete appena ci si mette piede, questi shops vendono quantità industriali di dolci di ogni tipo e forma (se avete gusti particolari, vi consiglio tanga e sculture falliche di caramella). Se non bastasse, nello stesso quartiere si trova anche l’M&M’s Store: due piani di confetti divisi per colore e gusto per dare il colpo di grazia a fegato e glicemia.

Nonostante le opere di artisti improvvisate nelle piazze e le gallerie della National Gallery a pochi passi di distanza, il lato più vivace e artistico di Londra si trova però altrove. Il vicolo colorato di Neal’s Yard, a Covent Garden, sembra infatti uscito da una favola; per non parlare degli enormi murales che hanno reso l’ex quartiere industriale di Shoreditch una tela su cui i graffitari di ogni provenienza, re Banksy fra tutti, hanno lasciato il segno.

È però inoltrandosi a Camden Town che sembra di varcare il passaggio per un altro mondo: un mondo libertino ed eccentrico, fatto di palazzi simili a carri di carnevale e di moltissimi punk, in pieno stile protesta giovanile di fine anni ’70,  che non sanno cosa sia la sobrietà (in tutti i sensi, “Help the punk to get drunk”).

Superati i negozi di piercing e tatuaggi disseminati ovunque nel quartiere, si varcano i cancelli del Camden Lock Market, dove vintage ed alternativo sono le parole d’ordine. In questo mercato si può trovare di tutto: dai vinili di seconda mano ai vestiti steampunk, passando per gli accessori più futuristici (vedi Cyberdog) fino ai bong fatti a mano. Camden Town infatti è rinomata per la facilità con cui si possono reperire cannabis e altre droghe: per farsi un’idea basta pensare che solo fino a poco più di 10 anni fa qui era possibile comprare legalmente funghi allucinogeni e altre amenità.

In sintesi, i lati nascosti di Londra sono molti e contribuiscono a renderla una città viva e sempre in movimento, che promuove la multiculturalità e non conosce tabù.

Tralasciando turisti molesti, cene alternative a Chinatown con camerieri sudamericani e il freddo polare sul Millennium Bridge di notte, posso assicurarvi che vale assolutamente la pena deviare dal percorso per scoprire una città che può offrire ben oltre che i suoi musei e Buckingham Palace (sperando che la Regina non me ne voglia).

ILARIA ERBICE

 

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