“To shop or not to shop”: a seasonal drama

Con il ritorno della stagione delle piogge, la fuga di massa degli anticorpi e la sparizione della voglia di vivere, restano poche cose a cui aggrapparsi – e no, non parlo del parapetto del ponte da cui pensavate di buttarvi. Per sfuggire alle responsabilità che ci hanno presi in ostaggio a settembre e molleranno la presa solo a Capodanno, ci concentriamo sulle frivolezze, tra le quali regna sovrano lo shopping stagionale.

“Non solo vestiti!”, direte voi, “anche Yankee Candles, coperte in lana d’alpaca, pepe di Cayenna per fare la cioccolata calda di moda quest’anno”, e tante altre cosucce per rendere più cozy & comfortable il vostro autunno. Ma è inutile stare a raccontarcela, perché la vera disperazione mattutina non è l’assenza di cioccolata piccante a colazione, bensì aprire l’armadio e rimanere totalmente disorientati di fronte a tutto quello che avete indossato fino a giugno, vederci il vuoto cosmico e realizzare di non avere niente da mettere.

Niente. Perché ciò che avete sotto gli occhi vi sembra un cumulo di vecchie bucce, rimasugli di uno stile superato anni luce da quello sulle passerelle fall/winter che da agosto fanno raddoppiare di volume le riviste di moda e che ora è il nuovo obiettivo di vita di voi fashion victims, che i go-go boots bianchi ve li sognate di notte – ma basta avere un minimo senso delle tendenze o un profilo Instagram da aggiornare per entrare in crisi.

Quindi vi promettete che il prossimo weekend andrete a fare shopping: le vostre tasche studentesche, svuotate da abbonamenti del treno, spese da fuorisede, spritz e cene al sushi, vi prendono impietosamente per il culo. Potreste sempre aspettare i saldi post befana, ma nel frattempo? Semplice: non fate shopping. Però calmatevi, sento i vostri “MACCOSA” disperati fino a qui, e poi questo non esclude il rinnovare comunque il vostro guardaroba. Si tratta solo di evitare lo shopping tradizionale da centro commerciale, e le alternative sono illimitate come la vostra creatività e capacità di arrangiarvi.

Partite dai vostri genitori e parenti vari: se hanno conservato abiti della loro gioventù e siete sensibili al fascino del vintage, potreste aver vinto alla lotteria. Andate a pescare nei loro armadi alla ricerca di cappotti lunghi, bomber da paninari, trench in vinile, stampe foulard, maglioni norvegesi, gonne hippie, pantaloni in velluto, berretti in pelle: tutti capi che la moda ha ripreso dagli ultimi cinque decenni e che ora furoreggiano. Non avete parenti da importunare? Ripiegate sui mercatini dell’usato. Ce ne sono per tutti i gusti e tutte le tasche, e ogni prima domenica del mese la piazza di San Zeno si riempie di bancarelle fantastiche. Andateci siori, andateci.

La roba vecchia non fa per voi? Ci sono sempre lo scambio/vendita di vestiti tra amici o gli Swap Party organizzati da diverse associazioni, che vi permettono di stare più al passo con la moda recente e magari di liberarvi di capi che non indossate più. Non da ultimo, tutto questo rende felice il vostro lato ecologista e favorisce l’economia circolare, verso cui prima o poi tutti dovremo orientarci.

Chi ha pazienza e occhio di falco vada a caccia di materia prima: velluti, ciniglie, panni di lana e gomitoli di filati Made In Italy si trovano in tutti i centri tessili e scampoli, basta saper cercare. Una volta trovato ciò che vi piace, fate gli occhi dolci alla nonna o alla zia con la passione per il cucito o l’uncinetto per farvi fare l’abito, la gonna o il maglione che desiderate. Se non avete risorse in famiglia, rivolgetevi al sarto del vostro quartiere: fidatevi, non spenderete una fortuna, e in ogni caso avrete un capo bello, durevole e soprattutto unico.

Altra soluzione economico-creativa: arricchite gli abiti vecchi con spille, accessori, passamaneria, toppe e stampe, e onorate la filosofia “DIY”. I vostri amici punk saranno fieri di voi.

E se proprio nessuna di queste soluzioni vi distoglie dal tentare la disperata missione shopping, dotatevi almeno di strategia: non comprate roba quasi uguale a quella che già avete a casa (a questo proposito un check preventivo dei vostri averi è molto utile), puntate sulla diversificazione ma anche sulla versatilità, ergo evitate cose iper stravaganti che poi non sareste in grado di abbinare a quello che già avete. E ricordate: i maglioni in acrilico sono sempre una pessima idea.

Ester Goffi

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