NON E’ UN CASO CHE VENTISETTE FACCIA RIMA CON LAMETTE

La crisi dei giovani adulti.

Se c’è una cosa che questo anno e mezzo non è riuscita a toglierci, è sicuramente la possibilità di stare soli insieme ai nostri pensieri. 

Credo che ognuno di noi sia diventato un asso nell’arte di rimuginare instancabilmente su quello che avrebbe potuto fare quando era libero: su tutte le volte che ha preferito rimandare qualcosa al giorno dopo, su quegli appuntamenti a cui sarebbe andato se solo fosse riuscito a trovare la forza di togliersi il pigiama e farsi una doccia.

Qualche settimana fa, complici una giornata nuvolosa e una forte meteoropatia, mi sono resa conto che tra poco più di un mese farò 27 anni.

Inutile dire quanto questo pensiero mi abbia destabilizzata: non per la possibilità di dover passare il secondo compleanno in zona rossa o per la paura di poter finire come tutte le rockstar che si rispettino, ma perché ho iniziato a fare un bilancio della mia vita.

Molti dei miei coetanei lavorano già da svariati anni. Alcuni addirittura stanno comprando casa. Altri ce l’hanno già, e la dividono con quello si presuppone sia l’amore della loro vita. Altri ancora postano foto di adorabili fagiolini bavosi.

Io, invece, a quasi 27 anni, sto finendo un master e vivo ancora in affitto con la mia coinquilina in un posto che sarebbe meglio definire corridoio invece di appartamento. Non fraintendetemi, amo quello che sto studiando e la mia coinquilina non è niente male, ma sicuramente non era questo quello che la me diciassettenne aveva pensato scrivendo il tema “Come ti vedi tra dieci anni”.

Qualcuno potrebbe sollevare la classica obiezione: “se decidi di studiare, la vita da adulti inizia più tardi. Chi è già sistemato ha fatto scelte diverse dalle tue e probabilmente lavora da dopo il diploma.”

Questa è sicuramente una gran verità, ma molte delle mie coetanee, quelle con cui ho studiato e mi sono laureata alla triennale, lavorano e hanno mosso i primi passi nella vita vera, quella dei grandi.

Allora mi sono chiesta: sono davvero soddisfatta della vita che ho? Ho forse perso del tempo? Avrei dovuto essere da un’altra parte in questo momento?

Non riuscendo a dare una risposta a queste domande, mi sono sentita proprio come quando finisco di vedere una puntata di This is Us: depressa in modo consapevole.

Così ho alzato il telefono e ne ho parlato con loro: le mie coetanee realizzate. Ho piagnucolato un po’, ma poi mi sono resa conto di una cosa inaspettata.

Loro si sentivano proprio come me. 

Hanno un lavoro, certo, ma non è quello per cui hanno studiato. Altre vorrebbero poter vivere da sole, ma abitano ancora con i loro genitori. Altre si pentono per non aver scelto una strada diversa dopo la triennale.

Altre invidiano me, perché scegliendo il master ho deciso di continuare a studiare per coltivare le mie passioni.

Nessuno mi ha raccontato di essere pienamente soddisfatto della vita che fa.

In quel momento mi sono resa conto che forse a venticinque anni, il giro di boa vero e proprio, nessuno è ancora pienamente consapevole che il futuro è fuori dalla porta, ma a ventisette sì. 

L’ansia di non sapere cosa si vuole fare, ma anche e soprattutto come farla, è un fantasma che si fa sentire in modo prepotente quando arrivi a dei traguardi e ti rendi conto che sei più vicino ai 30 che ai 20. Questa pandemia, l’obbligo di doversi fermare, sicuramente non ha giovato.

Di buono c’è che siamo tutti sulla stessa barca. I 27 anni sono quella orrenda zona d’ombra in cui ti rendi conto di essere a un passo dall’età adulta, ma il futuro davanti a te è ricoperto da una spessissima coltre di nebbia grigia. Una spaventosa nebbia grigia. È il momento di fare un passo verso il burrone, di districare la matassa, sapendo però che ci sono miriadi di altri ventisettenni depressi e spaventati che si sentono proprio come noi. E che quasi sicuramente, là fuori, qualcuno guarda la nostra vita e un po’ ci invidia, esattamente come facciamo noi.

E poi, se dobbiamo dirla tutta, è vero che ventisette fa rima con lamette, ma anche con polpette, quindi non può andare tutto male.

Paola Landriani

Commenta l'articolo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...