Non sei un impostore, ti stai solo autosabotando

Vi è mai capitato?

Studiate come dei matti per tutta la sessione, evitando di uscire facendo le 3 per alzarvi presto e finire decine di Stabilo dai colori pastello su pagine di libri che ormai invocano pietà. Come è logico che sia, dopo tutto quell’impegno, all’esame spaccate e ottenete un bellissimo voto.  Mentre lo raccontate al telefono ai vostri genitori entusiasti di avere un figlio che ottiene i risultati sperati, alle loro congratulazioni rispondete: “si, ma mi è andata di culo” oppure “le domande erano facilissime”.

Loro si zittiscono, e voi riuscite a percepire dalla cornetta quel sorrisino di rassegnazione disegnato sui loro volti. 

Se questa è una dinamica in cui vi riconoscete, ahimè, vi siete imbattuti nella temibile Sindrome dell’impostore.

La sindrome dell’impostore è quella vocina che si annida nella nostra testa e che ci ricorda che tutto quello che facciamo o che otteniamo non è il risultato di impegno e di bravura, ma di vera e propria fortuna. Una patologia che ci fa credere di non saper fare realmente nulla di quello che facciamo. Questo succede spesso alle persone che hanno poca autostima e che tendono a giudicarsi troppo duramente, diventando così il peggior bullo di se stessi.

Il dramma è che questo ci porta a metterci il bastone tra le ruote in moltissime occasioni: si parte da un curriculum non inviato a quella fichissima proposta di lavoro perché è richiesto un ottimo livello di inglese e noi, che magari ci stiamo laureando proprio in lingue, siamo convinti che il nostro livello sia un C1 così così, fino ad arrivare a censurare le proprie qualità perché siamo convinti che chi ci sta davanti finirà per pensarci presuntuosi o pieni di noi stessi.

Senza contare poi le miriadi di persone che sicuramente sono molto più brave, preparate, adatte di noi, a cui potremmo rubare il posto. Per questo motivo meglio non provare nemmeno a presentarci a quel colloquio, ad alzare la mano quando viene richiesto qualcuno che sappia fare qualcosa di nostra competenza.

Non serve che spieghi quanto tutto questo possa risultare deleterio: basti pensare a cosa succederebbe se, alla classica domanda “c’è un medico in sala?”, il chirurgo arrossisse un po’ rispondendo “Mah oddio, medico! Si lavoro in ospedale da un po’ ma…”

Non sono certa che esista un metodo per “guarire” dalla sindrome dell’impostore, ma sicuramente è utile provare a difenderci da noi stessi ricordandoci che tutti, qualche volta, si sentono meno di quello che sono e non dimenticando che l’impegno e la dedizione sono l’unico fattore da tenere in considerazione.

E poi, sapete che cosa capita quando evitiamo di fare qualcosa per paura di non ottenerla? Non la otteniamo. Che poi, chiariamoci, magari anche provandoci non arriveremo a ottenerla comunque, però sicuramente qualche possibilità in più c’è.

Paola Landriani

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