Lontano dagli occhi, lontano dal cuore

QUESTO ARTICOLO VOTA «NO» AL REFERENDUM DEL 17 APRILE SULLE TRIVELLE. SE VUOI LEGGERE IL «Sì», CLICCA QUI.

«Lontano dagli occhi, lontano dal cuore», ci ricorda il detto: temo infatti che con la vittoria del «sì» non si fermino le trivelle, ma che vengano semplicemente spostate solo un po’ più in là, oltre le famose 12 miglia dalla costa, come prevede la legge del 2006. Ciò significherebbe due cose: la prima, che le attuali piattaforme di estrazione, poste in territorio italiano (nello specifico nel mar Adriatico), vengano abbandonate, dismesse prima del tempo e spostate in acque internazionali; la seconda, che lo sfruttamento dell’energia – estratta dalle piattaforme in questione – passi dall’essere un beneficio esclusivo dello Stato, a una risorsa in vendita al miglior offerente. Con questo non sto affermando di essere insensibile alle lotte a favore dell’ambiente o contrario alle energie rinnovabili. Ritengo però che serva lucidità e criterio: il referendum agisce su una minima parte degli impianti presenti in Italia e nella maggior parte dei casi si tratta di siti deputati all’estrazione di gas metano, notoriamente meno inquinante del cugino petrolio. Inoltre, il rischio di danni ambientali è minimo. Dai rilevamenti effettuati non è mai emerso che le attività di routine delle piattaforme abbiano in alcun modo danneggiato le coste, la fauna o in generale l’ambiente marino. Ma la cosa che più di tutte mi infastidisce è la disinformazione. La trivella, nell’immaginario collettivo rappresenta il male e temo che l’ambiental-ismo faccia leva sul proprio suffisso, piuttosto che sulla bontà della causa. Immagini di ragazzi in costume ricoperti di petrolio e di pennuti agonizzanti sul bagnasciuga non lascerebbero indifferenti nemmeno il cuore più freddo. D’accordo, ma di cosa stiamo parlando? Quelle immagini non sono solamente il frutto di una propaganda “accaparra voti”, ma anche di una discontinuità con la realtà dei fatti. Pensateci. Il referendum, anche in caso di vittoria del «sì», bloccherebbe solo inizialmente gli impianti, che chiuderebbero in Italia per spostarsi in acque internazionali. Di conseguenza, tutto ciò non scongiura il rischio di eventuali danni ambientali, tutt’al più li allontana, li mette in secondo piano.

Se dovesse sorgere un comitato portavoce di una campagna a favore delle energie rinnovabili, che non comprometta posti di lavoro e che miri a dismettere con un piano strutturato i combustibili fossili, in quel caso parteciperò favorevolmente al referendum. Ma fino ad allora resto fermo nelle mie posizioni. Fino ad allora io voterò «no».

Riccardo Vincenzi

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