Karmafulminien: da austeri angeli custodi a sarcastici figli di Puttini

Miei cari lettori, sinceramente, come ve lo immaginate il vostro ipotetico angelo custode? Probabilmente ve lo raffigurerete come un essere etereo, puro, affascinante, sereno, senza sesso, con l’aureola dorata, con le ali candide, con una tunica bianca, pulita, stirata e profumata.              Un’impeccabile figura celeste che vi segue a comando come un cagnolino e che come una crocerossina o uno psicologo – a seconda del gusto personale di ciascuno – risolve la maggior parte dei vostri problemi psicofisici e interpersonali. O mi sbaglio?! Alla fine dei conti è sempre stata l’immagine che abbiamo visto stampata nei santini o dipinta negli altari delle chiese. Ed è anche ciò che le tanto pazienti maestre ci hanno insegnato a catechismo quando ci facevano passare i pomeriggi interi a colorare, con i pastelli, i disegni dei “nostri protettori”.

Ma se quest’idea di angelo custode, che ci è stata trasmessa nel corso dei secoli, fosse fittizia?
Se al posto di quegli eleganti guardiani provenienti dal paradiso ci fossero delle goffe sentinelle semi–terrene e senza ali, che sporadicamente si occupano delle nostre anime, proprio nel momento meno appropriato «come un cingalese che ti appare con la rosa quando t’hanno fregato la morosa?»
Sarebbe una situazione spirituale alquanto tragicomica, che sicuramente scioccherebbe qualsiasi buon credente.

Ebbene questa visione deliziosamente inaspettata e nichilista di “Sconsacrato Protettore” è il frutto del lavoro teatrale intitolatosi Karmafulminien – figli di Puttini, portato in scena il 19, 20, 21 gennaio dal collettivo Generazione Disagio nel palco della Fucina Culturale Machiavelli.
Un’opera contemporanea scritta a quattro mani, e diretta dal giovane e talentuoso regista veronese Riccardo Pippa, ex allievo della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, dalla quale provengono anche i tre attori/angeli: Luca Mammoli, Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi.
La performance recitativa dei tre “angeli 3.0” è stata qualitativamente elevata e ritmicamente ben sostenuta, ma soprattutto ha permesso di affrontare la nudità scenica senza scadere nel volgare.
Il linguaggio verbale utilizzato era molto colorito, tendente spesso allo slang giovanile e inframmezzato, in alcuni momenti, da espressioni auliche, spesso congeniate a una buffa gestualità, che efficacemente le depotenziava della loro ricercatezza linguistica.
La scenografia era minimalista e polifunzionale e richiamava lontanamente le forme di 3 portali celesti, di trifore presenti nelle cattedrali, di tre nuvole (…) e permetteva agli attori una libera gestione dello spazio scenico.
Da evidenziare come il pubblico sia stato attivamente coinvolto mediante l’utilizzo di lazzi, gags e battute, stimolando così nell’audience feedback positivi (come d’altronde era avvenuto anche nel loro spettacolo Dopodiché stasera mi butto della settimana precedente).
Il repertorio musicale scelto come sottofondo sonoro spaziava da La Cura del soave Battiato, per arrivare ai canti cacofonici degli stonati cori angelici, finendo con la canzone delirante Io sto bene dei CCCP.

Insomma un allestimento che denudava a 360° questi guardiani dello spirito, di ogni possibile connotazione divina, portandoli ad assumere caratteristiche estremamente umane.
In questa pièce teatrale il plot risultante è un agglomerato di stili di vita dell’ultima cerchia degli angeli, equivalente a quello delle generazioni odierne, ovvero un mix di frenesia, alternata alla pigrizia, e di desideri futili e circoscritti a labili momenti l’illuminazione mentale.
I protagonisti sono alcuni dei membri di quella cerchia angelica multiskilling, che per necessità si adegua ai nuovi bisogni dell’epoca, e alle modalità “usa e getta” dei loro fedeli. Ma che, al tempo stesso, si dimostra disinteressata nei confronti dell’individualità di ciascun uomo e abile, come le compagnie telefoniche, a esporti i migliori piani spirituali: «un’anima con annesse 400 buone azioni verso tutti, 400 minuti di rimorso e un’aspirazione rinnovabile ogni 30 mesi».
In poche parole, dei celesti custodi che, dietro alla loro aurea ironica e sbarazzina, celano un’essenza calcolatrice, cinica, disagiata e insoddisfatta, simile a quella dell’essere umano.

Concludo dicendo solo che, sarà stato il destino o la trascinante ironia dei teatranti, ma tra gli spettatori e il fantomatico trio è scattato il colpo di fulmine… un Karmafulminien. Complimenti a questi tre figli di puttini.

Valeria Pegoraro (Valérie Blueor)

Annunci

Commenta l'articolo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...