Soy Boy: gomblotto sulla feminilizzazione della società occidentale

Viviamo in tempi strani. Tempi di grandi cambiamenti sociali e culturali, di rivoluzioni di pensiero accelerate dall’altissima connessione tra le persone, tempi in cui possediamo migliaia di dati nel palmo della mano. Ma proprio per questo sono anche tempi in cui le posizioni si polarizzano, l’informazione viene usata come strumento di controllo di massa e anonimi volti persi nell’universo dell’internet provano a convincerti che la soia sta cancellando l’uomo occidentale.

Ma prima di essere un gomblotto su come un vegetale stia distruggendo la nostra società, Soy Boy è innanzitutto un insulto, inventato dalla destra americana per sostituire tutte quelle parole troppo politicamente scorrette per riferirsi oggi a un uomo effeminato. E scrivo questa ultima coppia di parole trattenendomi dall’aprire infinite parentesi sull’identità di genere e le sue mille espressioni – la povera Judith Butler viene già abbastanza citata a sproposito.

Come ogni complotto pseudo-scientifico da cappello di carta stagnola in testa, anche questo però origina da una lettura superficiale e in definitiva scorretta di prove scientifiche: la soia contiene un alto livello di estrogeni, con la globalizzazione un alimento consumato solo in oriente si è diffuso in modo massiccio anche nella cucina occidentale e negli ultimi anni si sta registrando in occidente una progressivo calo della fertilità maschile. Risultato: la soia ci sta rendendo tutte donne. Procedere poi dall’infertilità all’idea di un uomo svirilizzato – nell’accezione negativa che i macho vogliono dargli: che ha amiche che non cerca di portarsi a letto e non fa gare di rutti – è un unico passaggio. Attendo con ansia un giorno in cui il nostro valore di uomini o donne non sarà valutato dalla efficienza o meno dei nostri apparati riproduttivi.

E non bastano le molte ricerche scientifiche che negli anni hanno dimostrato come la consumazione di soia non abbia nessun effetto sui livelli di testosterone, o la risibile teoria che la soia causi infertilità – mi pare che in Asia abbiano il problema opposto – a convincere dell’insensatezza di questa idea, a riconoscere la sua chiara origine nell’insicurezza e nella paura.

I nostalgici della clava, del padre padrone o del delitto d’onore non riescono infatti a sopportare che il ruolo maschile nella società stia lentamente cambiando, che molti comportamenti stiano diventando normali – l’espressione di sensibilità su tutto – mentre altri vengano progressivamente stigmatizzati. E visto che il loro ruolo di riferimento sta scomparendo, si sentono minacciati, aggrediti, in via di estinzione. È un ego fragile il loro, un’identità precaria, se la devono riaffermare additando chi si discosta dai loro modelli comportamentali, inserendolo addirittura in una narrativa da Armageddon della loro specie.

E quindi il complotto. Perché ci rassicura di più questa spiegazione piuttosto che l’idea di essere in minoranza, in torto.

Uomini, esprimetevi come volete. Componete sonetti. Sputate a terra come lama evasi dallo zoo. Restate a casa a crescere i vostri figli. Organizzate fight club in cantina. Ma per favore attribuite la vostra identità a voi stessi, non a un legume.

Anna Gariuolo

 

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