Altro che Lupin!

Quasi tutti hanno qualche aneddoto da raccontare sulla convivenza, sui coinquilini o sull’abitare soli, lontano, in affitto: tra depositi, cauzioni, animali bipedi e altre beghe cui la vita ci costringe.

Sentire infatti parlare i nuovi amici o conoscenti di buste di cipolle lasciate in camera a rinfrescare l’ambiente o di fughe immotivate per sfuggire al famigerato contratto di un anno, con cedolare secca, mi ha fatto tornare alla mente una storia raccontatami di recente, un’avventura che ha quasi dell’irreale. Nel caso particolare, il problema, il male da sconfiggere e dal quale difendersi con soluzioni alternative, era comune: non i coinquilini, tra loro amici, ma il landlord.

Correva l’anno 2018 e a Marzo, in quel di Londra, dopo i primi due mesi in ostello e la prima casa rivelatasi luogo di produzione e packaging di cannabis, questa ragazza approda nella terza e ultima sistemazione del suo periodo londinese.

In totale i coinquilini sono sette, forse otto perché il mistero della mansarda, così dice, è rimasto tale: un ecosistema a sé. L’esistenza scorre pacifica, la convivenza pure.

Le pentole però, vengono sempre trovate sporche, e così per gli altri utensili condivisi.

“Cosa posso fare?” si chiede lei.

L’approccio del dialogo le risultava banale e futile nel contesto, e c’era la possibilità di poter essere più creativa …

Ecco quindi che ha sfruttato a suo vantaggio lo stereotipo di genere sul cromatismo: ha comprato TUTTO, qualsiasi cosa riuscisse a trovare, di un carinissimo e femminile colore ROSA, dai bicchieri alle posate, dalla tazza alla tovaglietta.

Missione compiuta! Nessuno ha più osato toccare le sue cose.

Ah, dettaglio importante: i suoi flatmates erano tutti uomini.

Fatto sta che, tranne questo piccolo problema, racconta che i restanti cinque mesi trascorsero sereni: tra feste, uscite e cene tutti insieme; soprattutto con tre dei coinquilini con cui aveva stretto una grande amicizia.

Un giorno però lei decide di tornare in Italia e i tre amici, prima della sua partenza, decidono di prendere casa da soli.

Le notices vengono consegnate in tempo, le stanze lasciate in buone condizioni, ma nonostante la regolarità delle procedure il deposito versato all’inizio tarda ad arrivare, con il proprietario che accampa scuse e promesse ovviamente poco credibili.

Chiedi una, chiedi due; chiedi oggi, chiedi domani, sembrava che il proprietario non avesse intenzione di restituire i soldi. Che fare? Chiedere ancora o progettare un piano di azione?

“Ti pare che io sono andata a lavorare per regalare i soldi a lui?”

La seconda ovviamente! Ecco allora che stile Alan in Una notte da leoni, con algoritmi danzanti davanti agli occhi, si presentarono uno a uno i tasselli di un  piano perfetto, escogitato nei minimi dettagli; una nuova banda era nata, una banda che non aveva niente da invidiare alla coesione di quella Bassotti o alla sagacia inventiva di Lupin. Una banda che però rubava in casa propria.

La somma da riprendere era stata calcolata, la losca collaboratrice – ormai prossima alla partenza – sempre in casa, il furgoncino del coinquilino che lavorava come delivery presente, la faccia tosta e il coraggio anche …

“Allora entriamo quando non c’è nessuno e portiamo via la roba”.

“Cosa di preciso?”

“Elettrodomestici, materassi … poi rivendiamo il tutto e così ci riprendiamo i nostri soldi!”

“E se ci beccano?”

“Oh alla fine è giusto! E’ lui che non vuole ridarci i soldi, noi abbiamo sempre pagato!!

Quindi dai, muoviamoci che dobbiamo essere veloci”

PS: vendo forno a microonde SAMSUNG, nuovissimo, “comprato” nel 2018, perfettamente funzionante. Per informazioni sul prezzo contattatemi in privato.

 

Cristiana Ceccarelli

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