La disperazione della stagista editor

Anche per me è arrivato il tanto agognato momento del tirocinio. Ho tirato bestemmie talmente potenti che forse Dio ci ha ripensato: al perdono non ci crede più e mi odia profondamente. Mica ho torto: lui non ha dovuto fare lo stage.

Che ne sa di cosa vuol dire mandare valanghe di mail supplicanti di: «Ti prego, fammi lavorare gratis, sennò non mi laureo». Innumerevoli curriculum e colloqui dopo, mi hanno presa in una piccola casa editrice. L’esultanza iniziale è stata breve, perché ancora non sapevo che sarebbe stato un lento suicidio morale alla killing me softly.

Non per l’ambiente editoriale in sé, che anzi è interessante, ricco di stimoli e pure istruttivo; bensì per i manoscritti che arrivano in redazione.
Indovinate a chi tocca il lavoro sporco di editare, revisionare, correggere e valutare le opere inedite? Alla povera tirocinante, ovviamente. E questa volta è il mio turno.
Non riporto estrapolati degli errori/orrori in cui mi sono imbattuta, vi basti sapere che ho avuto a che fare con i più grandi stupri della lingua italiana.

Nel frattempo temo di aver esaurito le bestemmie. La parte peggiore è che si tratta solo della punta dell’iceberg nel mare di merda in cui galleggia la piccola editoria nazionale. Pò, qual’è, MAIUSCOLI URLATI A CASO, d o  p p i  s p a z i (ahimè, non è Vaporwave), punteggiatura, totalmente, assente o utilizzata. A sproposito senza una virgola che pare fatto apposta per rendere cianotico il lettore e usatela come il preservativo mica fa schifo che sennò vi pigliate le malattie altro che l’HIV qui si parla di analfabetismo di ritorno che sicuramente è tra le nuove piaghe del millennio. Sangue dagli occhi.

Word stesso segnala tutti questi errori, perché ignorarli? Ennesimo caso della tecnologia che supera l’intelletto umano. Chi prova a pubblicare con le piccole case editrici, di solito, non scrive di mestiere, ed è perciò lodevole che così tante persone abbiano la passione della scrittura e vogliano mettere in gioco i propri sforzi. Con che coraggio poi dire loro che il frutto del loro impegno è totalmente illeggibile? È un compito ingrato che forse non ti dà granché. Per fortuna non è tutto ombra: il sollievo più grande sono i fiori che germogliano, quegli scrittori esordienti che ti ricordano che qualcosa di buono c’è ancora, e non è proprio tutto da buttare.
Sono loro che fanno la differenza e ti fanno crescere.

Se vedete questo articolo scritto meglio del solito, significa che qualcosa
ho imparato.

Lara Romeo

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